faRnetIcaZioNi qUotIdiAne
tutto nasce dalla storia dell'afghanistan (agfanistan come lo chiamerebbe bush secondo grillo: dove fanno le pellicole per le foto...) e dal rifinanziamento della missione italiana in loco.
per i corti di memoria, ricordo che l'afghanistan fu attaccato dagli usa all'indomani dell'11 settembre come ritorsione per la strage delle twin towers (nel cui attacco nessun afghano risultava tra i membri dei commandos, che bizzarria, nevvero?) e che, successivamente, una risoluzione dell'onu sghemba, regolarizzò l'invio di truppe della nato.
da quell'ottobre del 2001 ad oggi si sono tenute delle elezioni fantoccio che hanno portato alla presidenza del paese un ex dipendente della unocal, una delle sette sorelle del petrolio usa, amid karzai, il cui governo, oggi, a mala pena controlla il palazzo presidenziale di kabul.
il resto del paese è tornato in mano ai signori della guerra, vale a dire i vari capoclan che da sempre, prima anche dell'invasione sovietica, hanno comandato le varie tribù spartendosi i territori sparacchiandosi tra loro, facendo soldi con la produzione dell'oppio.
quindi cosa fanno i nostri lì? aiutano a crescere e svilupparsi una giovane e fragile democrazia? o, come in iraq, difendono gli affari delle multinazionali petrolifere? sarebbe più onesto che si dicesse direttamente la seconda, forse il voto parlamentare sarebbe più libero e meno ipocrita e si potrebbe così cercare la maggioranza tra quanti credono che il profitto venga prima di qualunque pace.
l'altra occasione per parlare di pace e guerra è la "sproporzionata reazione" (parole di d'alema) di israele al rapimento di alcuni suoi soldati al confine con il libano meridionale; è un po' come la questione zidane, che tutti i giornalisti nostrani si sono affrettati a condannare: tu, materazzi, mi dici che mia sorella è una zoccola io, zizou, ti dò una testata sul petto quasi a volerti bloccare il cuore, cioè a parole offensive rispondo con violenza fisica.
tutti i commentatori italiani unanimi: eh ma così si legittima la violenza a fronte di un offesa verbale e dove sta' la civiltà e dove sta' il senso dello sport, il senso della misura e dove andremo a finire etc...
e così: tu, hezbollah, mi sequestri qualche fante al confine con il mio paese, io, israeliano, ti bombardo a tappeto tutte le infrastrutture civili del paese e le città che potrebbero ospitare i rapitori, sti cazzi degli effetti collaterali, cioè quasi 300 civili morti.
tutti i nostri commentatori cosa dicono?
forse la reazione non è propriamente proporzionata, ma israele è assediata, da una parte i palestinesi (cosa????), dall'altra gli hezbollah, e poi i siriani e poi gli iraniani con l'atomica (quale ?) e il diritto alla sopravvivenza allo stato di israele e alla sicurezza di quel popolo etc etc...
la guerra in quella parte del mondo non ha prodotto altro che sconquassi a lungo termine, sebbene sul breve sembrasse risolvesse le questioni: nell’82, ad esempio, l’ultima guerra israelo libanese, hezbollah non esisteva, è nato per reazione a quell’invasione e oggi condiziona la politica di quella fragilissima democrazia che è il libano. I missili di oggi faranno nascere altri kamikaze domani e da questo circolo vizioso non se ne uscirà mai: perché adottiamo metri diversi per condannare i comportamenti della mafia (a omicidio si risponde con omicidio di generazione in generazione) e quelli, in questo caso di israele, che ne sono l’applicazione su larga scala?
L’altro esempio evidente è l’esportazione della democrazia in iraq, oggi ridotto ad un ammasso di macerie e dilaniato dalla guerra civile: ma se qualcuno osasse dire che almeno quando c’era saddam si poteva uscire di casa e c’era da mangiare per tutti, sarebbe immediatamente tacciato di collateralismo con i dittatori sanguinari o con i terroristi.
la pace in quell'angolo di mondo è un diritto di tutti, degli israeliani e dei palestinesi, dei libanesi e di chiunque decida di vivere lì secondo le regole: quindi mettiamo al bando i terroristi di hezbollah ma facciamo rispettare ad israele le decine di risoluzioni onu mai prese in considerazione, chiediamo all'europa di farsi parte terza tra gli interessi in campo, usa e israele da una parte, la palestina e gli altri dall'altra.
cessando immediatamente il fuoco da parte di israele, facendo della pace una pregiudiziale per qualunque altra decisione.
bisogna iniziare a guardare ai problemi del mondo dall'ottica di chi sotto le bombe ci muore non da quella del pilota che le bombe le sgancia o, peggio ancora, di chi nella propria stanza ovale, dà l'ok allo sgancio.
E ancora è necessario guardare allo sviluppo civile e politico dei popoli come un processo asimmetrico nel quale le conquiste di una parte non devono e non possono essere necessariamente le conquiste di tutti le altre nello stesso identico momento e che dette conquiste passano attraverso il pensiero e la parola e non i missili e le pallottole.




